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"Le cicatrici sono aperture attraverso le quali
un essere entra nella solitudine dell’altro"

Eleonora Piccolo
Psicologa

Chi Sono

Eleonora Piccolo

Eleonora Piccolo
Psicologa

"Il dolore mentale è meno drammatico del dolore fisico, ma è più comune e anche più difficile da sopportare." Il tentativo di nascondere i frequenti dolori mentali ne aumenta il peso: è più facile dire" il mio dente fa male" che dire "il mio cuore è spezzato".

Nella vita possiamo trovarci in un momento di difficoltà e avere paura di chiedere aiuto, paura di essere giudicati o di ammettere a se stessi di avere il “cuore spezzato”. Inizialmente troviamo delle soluzioni al nostro dolore che ci permettono di evitare di crollare; esse sono “il tentativo di nascondere i frequenti dolori mentali”, ma a lungo andare, anche questi ci appesantiscono e, permanendo nel tempo, ci bloccano.

Chiedere aiuto, un sostegno psicologico, è la possibilità di una nuova rinascita. Il colloquio psicologico è un incontro tra il paziente ed il terapeuta; ciò permette che il processo di cura diventi una co-costruzione e la persona non sia lasciata sola, ma piuttosto si senta in una relazione.

Questa può lenire il dolore e permette di mettersi in gioco. La propria cicatrice diventa, allora, un’apertura attraverso la quale la persona può entrare in contatto con un’altra, perché “solo le mancanze assicurano la bellezza”.

Laureata in Psicologia Clinica: Salute, Relazioni familiari e Interventi di comunità presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia (n. 20400).

Esperienza in ambito psico-oncologico.

Cultore della materia presso il Dipartimento di Psicologia della Salute dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Operatrice di psicoprofilassi al parto.

Abilitata alla somministrazione di strumenti per la valutazione del rischio di recidiva di reato in soggetti con sofferenza psichica.

Psicoterapeuta in formazione, iscritta alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia, Istituto Gestalt H.C.C. Milano.


Aree di intervento

l’ansia nasce come un meccanismo utile all’adattamento, perché ci permette di riconoscere rapidamente un pericolo e di mobilitarci per fronteggiare la situazione. Il problema non è, quindi, la presenza dell’ansia, ma una sua eccessiva presenza, non collegabile ad un reale contesto di minaccia. L’ansia è accompagnata da sintomi psicofisiologici e da aspetti cognitivi.

Alcuni dei sintomi che possiamo avere sono:

  • Irrequietezza o sentirsi tesi con i nervi a fior di pelle;
  • Facile affaticabilità;
  • Difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria;
  • Irritabilità;
  • Tensione muscolare;
  • Alterazione del sonno.

Una manifestazione intensa, breve e transitoria dell’ansia è l’attacco di panico.

un episodio depressivo è un fatto transitorio, un periodo in cui sia visibile un cambiamento rispetto al precedente funzionamento della persona. Spesso compare in seguito ad un grave evento stressante. I sintomi, che causano disagio clinicamente significativo e compromissione del funzionamento sociale, lavorativo e di altre aree, possono essere:

  • Umore depresso per la maggior parte del giorno;
  • Marcata diminuzione di interesse o di piacere per tutte, o quasi tutte, le attività;
  • Significativa perdita o aumento di peso ed appetito;
  • Insonnia o ipersonnia;
  • Agitazione o rallentamento psicomotorio;
  • Faticabilità o mancanza di energia;
  • Sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati;
  • Ridotta capacità di pensare o di concentrarsi;
  • Pensieri ricorrenti di morte, ricorrente ideazione suicidaria.

Quando l’episodio depressivo perde il suo carattere di transitorietà e ricorre nel tempo o permane parliamo di disturbo depressivo maggiore.

i disturbi alimentari riguardano un cambiamento nella nutrizione e nel rapporto che si ha con essa. Si parla di anoressia nervosa quando la persona, temendo di ingrassare, si priva del cibo fino a raggiungere, col tempo, uno stato fisico gravissimo.
L’anoressia nervosa si manifesta tramite il rifiuto di mantenere il peso al di sopra del peso minimo per età e statura.

La perdita di peso è ottenuta con condotte restrittive e di eliminazione.
La bulimia nervosa si distingue per la presenza di abbuffate e metodi compensatori per prevenire il conseguente aumento di peso.

Il soggetto ha la sensazione di perdere il controllo.

Le crisi bulimiche possono essere indotte da stati depressivi di umore, condizioni di stress interpersonale, sentimenti di insoddisfazione o sono la conseguenza della fame accumulata mediante digiuni e restrizioni. Durante l’abbuffata si ha una momentanea riduzione dell’umore depresso, ma in seguito ad essa si prova vergogna, spietata autocritica ed umore depresso.

si è in presenza di un disturbo psicosomatico quando i fattori psicologici hanno un peso relativo importante rispetto a, o in associazione con, i fattori biomedici nello spiegare una patologia. Il sintomo non è espressione di un qualcosa di nascosto e celato, ma è esso stesso l’espressione diretta ed immediata di quell’incapacità di esprimere e condividere con gli

altri il proprio mondo interiore. Il linguaggio del corpo non rimanda ad un altro linguaggio, ma esso è già un’espressione diretta di quell’unità indissolubile che noi siamo. Unità di mente e corpo.

Con somatizzazione intendiamo i disturbi importanti che limitano le attività lavorative, relazionali, con un

carico di sofferenza intensa e con la richiesta continua di accertamenti e visite mediche. La somatizzazione minore viene, invece, vissuta quasi come un fatto naturale in risposta ad una situazione stressante. L’esperienza della somatizzazione diventa un segno dell’adattamento alla vita stessa da parte della nostra mente.

in seguito ad un evento traumatico si possono avere reazioni emotive transitorie, oppure queste possono permanere nel tempo, o, ancora, comparire a distanza di tempo dall’evento stesso. I sintomi possono essere ricondotti a:

  • Intrusioni del ricordo dell’evento;
  • Evitamento di tutto ciò che ricorda quella situazione o che sia ad essa riconducibile;
  • Iperattivazione psicofisiologica: insonnia, irritabilità, ansia, aggressività e tensione generalizzate.

Il Disturbo da stress post-traumatico (PTSD) è l’insieme delle forti sofferenze psicologiche che conseguono a un evento traumatico, catastrofico o violento. Per lo sviluppo di un PTSD è necessario che la persona sia stata esposta ad un trauma quale la

morte reale o una minaccia di morte, grave lesione, oppure violenza sessuale, facendo un’esperienza diretta o indiretta dell’evento traumatico, oppure venendo a conoscenza di un evento traumatico violento o accidentale accaduto ad un membro della famiglia o ad un amico stretto.

Il passaggio alla genitorialità richiede una riorganizzazione delle relazioni familiari. Il sistema familiare cambia in funzione di eventi importanti tra cui la nascita di un figlio. Questo avvenimento interessa un cambiamento individuale (a livello identitario: padre e madre) e relazionale (partner

e genitore). Dapprima la famiglia attraversa una fase di rottura con le precedenti modalità organizzative; successivamente, si instaura un momento di transizione che può sfociare in una riorganizzazione evolutiva della famiglia, oppure, in una destrutturazione del sistema.

Per l’importanza che ha questo cambiamento si propone seguire un percorso di preparazione al parto ed alla genitorialità. Occasione per i genitori di approcciarsi al cambiamento in coppia.

Con “ossessioni” si intende pensieri, impulsi, immagini mentali ricorrenti e persistenti che causano ansia e sono vissuti dalla persona come intrusivi o inappropriati. Si tenta di neutralizzare tali pensieri per mezzo di azioni.

Le “compulsioni” sono, allora, quei comportamenti ingiustificati che si ripetono in modo stereotipato, quali ad esempio: controllare e ricontrollare, lavarsi le mani ripetutamente, riordinare. A volte queste azioni sono mentali, come contare o ripetere mentalmente certe parole.

Il disturbo ossessivo-compulsivo è caratterizzato dalla presenza di ossessioni e compulsioni che causano disagio ed interferiscono significativamente con le normali abitudini della persona.

l’esperienza della morte ci cambia profondamente e, spesso sembra che ci blocchi. La perdita ci chiede l’elaborazione del lutto. Non tutti hanno gli stessi tempi o riescono a trovare nella loro quotidianità

lo spazio per le proprie emozioni. Quando ciò manca, ci si sente schiacciati ed impossibilitati ad andare avanti. I vissuti depressivi se non trovano spazio e terreno per essere vissuti e superati, possono

sfociare in un disturbo depressivo. E’ importante trovare un luogo dove dare spazio al proprio dolore per poter attraversare il tempo che il lutto ci chiede.

Il declino fisico dell’anziano lo porta ad esperire condizioni di debolezza, indigenza e bisogno degli altri. La necessità relazionale, soprattutto in questa fase della vita, va oltre il piano materiale ed interessa anche quello psicologico e sociale. Il calo delle funzioni psichiche in una condizione situazionale ed

ambientale sfavorevole può accentuare le difficoltà normali dell’anziano.

Spesso i familiari stessi si sentono persi e molti si dimenticano che anche loro hanno bisogno di essere ascoltati e sostenuti nel compito difficile di affrontare

la malattia di un caro. Alcuni familiari rivestono il ruolo di caregiver, ciò comporta un grande peso psicologico che spesso non trova spazio di condivisione. E’ importante, allora, il benessere non solo dell’anziano, ma anche del sistema relazionale in cui è inserito.

La separazione è un evento di vita traumatico che scardina l’equilibrio familiare. Le difficoltà emotive per chi chiede, o subisce, una separazione sono numerose ed interessano la riorganizzazione della propria quotidianità, della propria identità e della

persona in quanto figura genitoriale.

E’ un momento delicato della vita e può essere difficile sostenerlo da soli.

I figli vivono con grande fatica questa crisi, poichè che con la separazione dei genitori muore l’idea di famiglia, di appartenenza e sembra chiedere loro di crescere più in fretta. E’ fondamentale che i genitori continuino a svolgere la loro funzione genitoriale.

Le malattie fisiologiche portano con sé un enorme carico emotivo che, se non viene sostenuto psicologicamente, può portare il malato a sviluppare psicopatologie. La medicina tende ad occuparsi principalmente della fisiologia della malattia, cura il corpo malato, ma non si occupa della persona malata.

La malattia irrompe nella nostra vita e si insinua in ogni aspetto della quotidianità. Spesso si vorrebbero fare delle domande, ma non si osa chiedere ai medici o si pensa che le proprie domande o preoccupazioni siano sciocche e ci si vergogna a porle al medico.

Anche i rapporti con i familiari o gli amici cambiano: in alcuni casi si vorrebbe essere sostenuti ma ci si ritrova invece a dover essere forti anche per chi si ha accanto; altre volte invece si preferisce non essere trattati da malati; o ancora non si vuole pesare sugli altri.

Servizi

COLLOQUIO CLINICO
per adulti, adolescenti e bambini

“Le cicatrici sono aperture attraverso le quali un essere entra nella solitudine dell’altro”

Un luogo di condivisione dei propri limiti, pesi, paure, dove non sentirsi giudicati, uno spazio per sè, alla scoperta delle proprie risorse. La persona che arriva in studio è sempre un germoglio, pronto a rinascere in un percorso relazionale che si costruisce insieme, terapeuta e paziente. E’ la stupenda possibilità per il terapeuta di “entrare nella solitudine dell’altro” e ha la possibilità di mostrargli come dal dolore possa nascere bellezza.

SOSTEGNO PSICOLOGICO IN AMBITO ONCOLOGICO
(anche per coppie)

“La malattia mi ha messo nella condizione di dover chiedere aiuto e supporto. Non avevo mai chiesto aiuto a nessuno… ho scoperto che sono capace di farlo”.

Questo è uno spazio per il sostegno, per le domande, per la condivisione delle paure e incertezze che la malattia porta con sè, per ricominciare dopo la risoluzione della malattia, per trovare le parole da dire a chi si ha accanto. E’ uno spazio anche per coloro che accompagnano il malato, figure importantissime e che portano sulle spalle un enorme peso, invisibile agli occhi di molti.

PERCORSO DI PREPARAZIONE AL PARTO E SULLA GENITORIALITÀ PER COPPIE

“Il parto come rinascita relazionale”.

Un corso pre parto alla scoperta delle potenzialità della coppia e di condivisione di gioie e paure in vista della nascita del figlio. L’arrivo di un figlio richiede una riorganizzazione individuale e relazione, non è solamente preziosa occasione di crescita per il legame di coppia, ma una rinascita dello stesso.

Contatti

Per qualsiasi necessità o per richiesta di informazioni può contattarmi ai seguenti riferimenti
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